Caro Francesco ti scrivo – Lettere a Francesco d’Assisi

“Caro Francesco ti scrivo – Lettere a Francesco d’Assisi”: 24 lettere per attraversare otto secoli di storia e ritrovare, nell’umanità del Santo, domande ancora profondamente contemporanee

Ci sono persone che il tempo non riesce davvero ad allontanare. Figure che, anche a distanza di secoli, continuano a parlarci perché le domande che hanno attraversato la loro vita sono, in fondo, ancora le nostre.

È questo il viaggio intrapreso da Patrizia Cirulli, cantautrice milanese dalla voce inconfondibile, nel suo nuovo libro “Caro Francesco ti scrivo – Lettere a Francesco d’Assisi”, pubblicato da CartaCanta Editore e già disponibile in libreria e negli store digitali.

Un libro che nasce da un gesto semplice e, allo stesso tempo, sorprendentemente audace: scrivere a San Francesco.

Ventiquattro lettere attraverso le quali Patrizia Cirulli costruisce un dialogo immaginario e fuori dal tempo con il Santo di Assisi, ripercorrendone alcune delle tappe fondamentali: l’infanzia, la giovinezza inquieta, il desiderio di gloria, la crisi, la conversione e quella ricerca interiore che lo avrebbe portato a scegliere una vita radicalmente diversa.

Un percorso che assume un significato ancora più intenso a 800 anni dalla morte di San Francesco, perché il libro non guarda soltanto al passato. Al contrario, utilizza la figura del Santo come uno specchio nel quale osservare il presente.

Amore, libertà, dolore, pace, cambiamento. Temi che appartengono alla storia di Francesco, ma che continuano a interrogare l’uomo contemporaneo.

E proprio nelle ultime tredici lettere il dialogo diventa ancora più personale. Patrizia Cirulli mette in relazione gli episodi della vita del Santo con la propria esperienza, riducendo progressivamente quella distanza che separa un personaggio storico da chi lo osserva otto secoli dopo.

Francesco diventa così meno “santo” e più uomo. Un uomo con le sue inquietudini, le sue fragilità, le sue scelte e il coraggio di cambiare completamente direzione.

«Scrivere queste lettere a San Francesco è stato un privilegio e una piccola follia».

Una definizione che racchiude perfettamente lo spirito del progetto. Perché forse bisogna davvero essere un po’ folli per rivolgersi, oggi, a qualcuno vissuto ottocento anni fa aspettandosi non una risposta, ma la possibilità di ascoltare ancora ciò che la sua vita ha da raccontare.

E in questo viaggio la musica non poteva essere assente.

Patrizia Cirulli è, prima di tutto, una cantautrice. Una musicista che nel corso della sua carriera ha costruito un rapporto particolare tra parola e suono, tanto da essere definita “MusicaPoeti” per la sua capacità di trasformare i versi dei grandi autori in vere e proprie canzoni.

Nel suo percorso ha musicato, tra gli altri, Oscar Wilde, Catullo, Salvatore Quasimodo, Federico García Lorca, Fernando Pessoa, Charles Baudelaire, Trilussa, Eduardo De Filippo, Frida Kahlo, Alda Merini e Gabriele D’Annunzio.

Una sensibilità letteraria che trova oggi una nuova forma nella scrittura.

Non più soltanto la poesia trasformata in musica, dunque, ma la musica e la sensibilità di una cantautrice che diventano strumenti per entrare nella vita di un uomo vissuto otto secoli fa.

Un percorso artistico riconosciuto anche dai numerosi traguardi raggiunti: quattro volte finalista al Premio Tenco e tre volte vincitrice del Premio Lunezia, Patrizia Cirulli ha pubblicato cinque album, da Qualcosa che vale a Mille Baci, passando per Sanremo d’autore, Fantasia. Le poesie di Eduardo in musica e Il Visionario (Francesco d’Assisi).

Ed è proprio quest’ultimo lavoro musicale, dedicato a Francesco, a dialogare idealmente con il nuovo libro.

Due linguaggi diversi, la musica e la scrittura, per avvicinarsi alla stessa figura.

Perché forse il senso più profondo di “Caro Francesco ti scrivo” sta proprio qui: non raccontare semplicemente chi è stato Francesco d’Assisi, ma provare a capire cosa può ancora dirci oggi la sua scelta di cambiare vita.

In un tempo che corre veloce, Patrizia Cirulli sceglie invece di fermarsi. Sedersi idealmente davanti a Francesco, scrivergli una lettera e ripartire da una domanda.

Una domanda che, dopo otto secoli, potrebbe essere ancora la più difficile di tutte:

siamo davvero capaci di cambiare?

L’appuntamento a Milano

Patrizia Cirulli presenterà “Caro Francesco ti scrivo – Lettere a Francesco d’Assisi” a Milano il 15 ottobre alle ore 18.00, presso Gogol’ Ostello, Viale Bligny 41. L’ingresso è libero.

Le 5 domande a Patrizia Cirulli

  1. Patrizia, cosa significa oggi scrivere una lettera a San Francesco, a 800 anni dalla sua morte? È nato prima il bisogno di raccontare Francesco o quello di parlare, attraverso lui, di noi stessi?

Queste lettere sono nate dopo aver realizzato un album dedicato a San Francesco “Il Visionario” (Francesco d’Assisi) dove ho reinterpretato in chiave acustica l’album di Angelo Branduardi “L’infinitamente piccolo”. Cantare la vita di Francesco mi ha profondamente emozionato e i suoi insegnamenti mi hanno toccato da vicino. Mi sono ritrovata a scrivere una sorta di diario personale parlando con lui come fosse un amico, un fratello. Forse una  piccola follia all’apparenza, ma in realtà un momento in cui ho sperimentato una grande pace e libertà.

Scrivere delle lettere a lui oggi significa connettersi con la sua vita straordinaria e con ciò che ci ha insegnato con  il suo esempio. Vuol dire riflettere su quanto ci ha lasciato, ci ricorda che il cambiamento è possibile, anche noi possiamo attingere dai suoi insegnamenti e, nel nostro piccolo, cercare di portare cambiamenti positivi nelle nostre vite e nella società. Sono partita dal racconto della sua esperienza di vita per arrivare poi a noi e al nostro presente. Il suo grande cuore ancora oggi ci parla e tanto ancora possiamo imparare da lui.

  1. Nelle prime lettere ripercorri la vita del Santo, mentre nelle ultime 13 avvicini Francesco alla tua esperienza personale. Qual è stato il momento in cui hai sentito che quella distanza di otto secoli si stava finalmente annullando?

Istintivamente, già nella prima lettera mi è venuto naturale ripercorrere le tappe principali della sua vita, così facendo si incontrano alcuni suoi insegnamenti magistrali come quello della “Perfetta letizia”, oppure quello della mediazione di pace come nell’incontro con il Sultano in Egitto o con il lupo di Gubbio. Proprio seguendo il suo cammino, ritroviamo tanti temi come il cambiamento, il perdono, la fede, il tradimento, la pace, la gioia, lo sconforto, il dolore, la gratitudine, l’amore, la musica, la poesia.

Tanti aspetti che ricorrono anche nella vita di tutti noi. In tutte le lettere ci sono delle mie riflessioni o riferimenti a riflessioni di altri, come ad esempio Fabrizio De André, Francesco Guccini, Alda Merini, il Dalai Lama, Don Gallo, Papa Francesco (questo in qualche modo a ricordare anche quanto certi aspetti e insegnamenti di Francesco siano ancora vicini a noi), poi dopo ci sono lettere in cui apro anche a delle mie esperienze di vita in cui parlo di alcuni momenti che ho vissuto, riflettendo sui suoi insegnamenti e cercando di imparare. Proprio per questo, percependo i suoi insegnamenti nell’oggi, la distanza temporale con Francesco non l’ho sentita. Mi sono rivolta a lui come ad fratello. Francesco è qui e ora.

  1. La tua carriera è profondamente legata alla poesia e alla capacità di trasformare le parole in musica. Quanto della cantautrice che sei è entrato nella scrittura di questo libro e quanto, invece, questo incontro con Francesco ha cambiato il tuo modo di guardare alla musica?

E’ proprio dalla musica che è iniziato il percorso che mi ha portato a scrivere queste lettere, è una cantautrice che ha scritto queste lettere a Francesco. Poi, come ti dicevo, ho parlato anche di cose private della mia vita, ma dalla musica è partito tutto.

Il mio tratto distintivo come cantautrice è quello di aver dedicato ampio spazio a musicare poesie di grandi poeti in forma canzone. Francesco è considerato il primo poeta della nascente letteratura italiana con il suo “Cantico delle Creature” e quel testo (cosi come un altro suo componimento poetico “Audite Poverelle”) erano accompagnati da una musica, erano poesie che venivano cantate. Francesco amava molto cantare. Questo aspetto mi emoziona sempre tanto, il suo amore per il canto. Fra l’altro la ventiduesima lettera ha per titolo “La Musica”, dove parlo anche del silenzio (che fa parte della musica) e spesso nel libro ci sono citazioni di cantautori e musicisti. L’incontro con Francesco ha confermato e rafforzato una modalità che già faceva parte di me nel guardare alla musica, ovvero l’essenzialità e la passione da cui nasce la motivazione del gesto creativo e musicale.

  1. Francesco ha scelto di rinunciare alla ricerca della gloria e della ricchezza per abbracciare una vita semplice. In un’epoca dominata dall’immagine, dal successo e dalla ricerca continua di consenso, quale aspetto della sua scelta senti più vicino alla sensibilità dell’uomo contemporaneo?

La scelta di Francesco è stata radicale. Lui era un giovane benestante, ha rinunciato a tutto per dedicarsi ad una vita dura da un punto di vista  materiale, rinunciando a possedere beni propri. Una scelta così forte può spaventare l’uomo contemporaneo.

Noi, evidentemente, non siamo chiamati a tanto ma a riflettere sul senso delle cose materiali, della ricerca continua di esposizione, di ricchezza, di potere, a volere sempre di più. C’è qualcosa di più importante di tutto questo, la nostra presenza, la nostra consapevolezza. L’amore per se stessi e per l’altro non deriva da cose materiali, ma dal nostro stato interiore.Questo non significa rinunciare ai propri sogni.La ventitreesima lettera ha per titolo:”Il successo, il denaro, l’ego” e qui mi interrogo, e interrogo Francesco, proprio su questo aspetto, su come coltivare i nostri talenti e passioni rimanendo autentici, senza cadere in giochi di potere interiori ed esteriori.

  1. Se Francesco potesse davvero risponderti dopo aver letto tutte le 24 lettere, quale sarebbe la domanda che più di tutte vorresti fargli e quale risposta, nel profondo, spereresti di ricevere?

La domanda che farei a Francesco potrebbe essere questa:”

Secondo te, Francesco, il mondo si sta avvicinando o allontanando dai tuoi preziosi insegnamenti?”. La risposta che vorrei sentire potrebbe somigliare a questa:”apparentemente si sta allontanando sempre di più, ma sento che sotto la cenere arde un fuoco vivo che sta lavorando per una rinascita positiva nella vostra vita e per il vostro futuro.”