Fratelli Giacomel chiude il 2025 con un fatturato globale di 478 milioni di euro, in crescita del 13%, e apre il 2026 con un primo trimestre che segna un incremento del 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Numeri importanti, certamente, ma anche rivelatori di una fase in cui il settore automotive non può più essere letto soltanto attraverso le immatricolazioni o la forza commerciale dei singoli operatori. La crescita del concessionario lombardo si inserisce infatti in un mercato attraversato da spinte contraddittorie: da una parte l’elettrificazione, i vantaggi fiscali sulle flotte aziendali, l’arrivo sempre più incisivo dei marchi cinesi e la digitalizzazione dei processi; dall’altra la necessità, per gli operatori storici, di difendere il valore della relazione con il cliente, della consulenza e della presenza fisica sul territorio. In questo equilibrio non semplice, Fratelli Giacomel prova a posizionarsi come qualcosa di più di una rete vendita: un mobility hub capace di tenere insieme business, servizi, sostenibilità e radicamento locale.

Nei primi tre mesi del 2026 sono state consegnate 4.242 vetture nuove, 1.478 in più rispetto al primo trimestre 2025, con una crescita superiore al 50%. Il dato più significativo riguarda però le flotte aziendali, che arrivano a pesare per il 70% sul business del trimestre, contro oltre il 50% dell’anno precedente. È un salto che racconta molto del momento attuale: le aziende stanno orientando le scelte verso plug-in hybrid ed elettriche, anche grazie a un quadro fiscale favorevole sui fringe benefit. Più che una semplice accelerazione commerciale, sembra il segnale di una trasformazione strutturale, nella quale il cliente business anticipa tendenze che il mercato privato recepisce con tempi più lunghi e maggiori cautele. Il privato, infatti, continua a mostrare un approccio più prudente all’elettrico puro, mentre mild hybrid e full hybrid superano il 50% del mix registrato nei primi mesi del 2026. La transizione ecologica, quindi, procede, ma non in modo uniforme: avanza dove incentivi, convenienza e necessità operative si allineano; rallenta dove pesano ancora prezzo, autonomia, infrastrutture di ricarica e abitudini consolidate. In questo quadro, il ruolo del concessionario cambia: non basta più vendere auto, occorre interpretare bisogni, spiegare tecnologie, costruire fiducia. Anche l’usato diventa un banco di prova rilevante. Nel 2025 le vendite di vetture usate sono cresciute del 17%, contro il +5,5% del nuovo, confermando una tendenza ormai evidente nel mercato italiano: l’auto usata non è più soltanto una scelta di ripiego, ma spesso una decisione razionale, legata a prezzo, disponibilità immediata e affidabilità percepita. Fratelli Giacomel punta su un usato certificato, con oltre il 90% delle vetture vendute ai privati coperte dai programmi ufficiali delle case rappresentate e con estensioni di garanzia fino a 48 mesi. È una strategia intelligente, perché risponde a una domanda concreta di sicurezza, ma conferma anche una criticità più ampia: l’accesso al nuovo resta complesso per molti consumatori, e il mercato si sta polarizzando tra chi può sostenere il costo della transizione tecnologica e chi cerca formule più sostenibili dal punto di vista economico. Sul fronte dei servizi, il comparto service raggiunge 26,3 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 6%, e registra un ulteriore +8,31% nel primo trimestre 2026.
È un dato meno appariscente rispetto alle vendite, ma strategicamente fondamentale: il post-vendita misura la continuità del rapporto con il cliente e la capacità di generare valore oltre la consegna dell’auto. La digitalizzazione dei processi va nella stessa direzione. Il progetto GoToZero prevede la gestione da remoto della documentazione e la firma digitale dei contratti per vetture nuove e usate, con estensione all’after sales nella seconda metà del 2026. Meno carta, procedure più rapide, maggiore flessibilità: obiettivi condivisibili, purché la semplificazione non cancelli il valore del contatto umano, ancora decisivo in un acquisto complesso come quello automobilistico. La sostenibilità passa anche dagli investimenti energetici: nel primo trimestre 2026 sono entrati in funzione gli impianti fotovoltaici nelle sedi di San Martino Siccomario e Audi Milano, mentre entro ottobre è previsto il completamento dell’impianto di Assago. A regime, la potenza complessiva sarà di circa 700 kW. È un intervento concreto, non soltanto comunicativo, anche se la vera sfida per ogni operatore automotive resterà dimostrare che la sostenibilità non è un’etichetta, ma un criterio operativo misurabile nel tempo. L’espansione su Milano aggiunge un ulteriore livello alla strategia.
Il nuovo showroom Audi a Milano Sud ha già generato 20 posti di lavoro nella fase di avvio e porterà all’ingresso di altri 4 professionisti, consentendo al gruppo di superare i 400 collaboratori. Accanto all’investimento commerciale, Fratelli Giacomel sostiene Generazione Sport, progetto del Comune di Milano dedicato all’inclusione attraverso la pratica sportiva, e sta finalizzando la Giacomel Academy, pensata per favorire l’ingresso dei giovani nel settore automotive, con attenzione particolare alla presenza femminile, ancora limitata in questo comparto. Qui si gioca una partita interessante: la responsabilità sociale d’impresa ha senso quando non resta confinata al racconto, ma produce formazione, occupazione e accesso reale alle opportunità. Sullo sfondo, resta la questione competitiva più delicata: l’avanzata dei costruttori cinesi. Nei primi mesi del 2026 dodici marchi hanno raggiunto complessivamente il 13% del mercato, con stime che indicano una possibile crescita fino al 25-30% nei prossimi anni. Per i costruttori europei, e di riflesso per le reti di distribuzione, la sfida sarà doppia: accorciare i tempi di risposta industriale e mantenere una qualità relazionale che i nuovi competitor non possono replicare immediatamente. Fratelli Giacomel scommette proprio su questo patrimonio: competenze, territorio, servizio e fiducia. È una scelta coerente, ma non priva di rischi. In un mercato che corre, la storia conta solo se riesce a trasformarsi in visione. E oggi, nell’automotive, la visione non può limitarsi a vendere più auto: deve spiegare che tipo di mobilità si vuole costruire.


