Foto di: Jasper ten Tusscher
Mentre i riflettori si spengono sull’edizione 2025 dell’Amsterdam Dance Event, che ha infranto ogni record con 600.000 visitatori e 3500 artisti sparsi in oltre 1200 eventi, l’organizzazione non si ferma e fissa già le date per il traguardo più atteso: il trentesimo anniversario. Dal 21 al 25 ottobre 2026, la città olandese tornerà a essere il centro del mondo per la cultura elettronica, celebrando un percorso che dal 1996 ha plasmato un’intera industria. L’edizione appena conclusa non è stata solo una festa, ma una chiara dichiarazione d’intenti. Il programma ha abbracciato uno spettro incredibilmente ricco di sottogeneri, performance dal vivo e crossover culturali, dimostrando una volontà di inclusività e diversità in costante crescita.
Si è passati dagli eventi apripista in tutta la città all’esperienza quasi spirituale di PRAISE di Honey Dijon, definita una ‘chiesa queer nera’ nella Nieuwe Kerk, fino ai colossi come Klangkuenstler allo Ziggo Dome e Awakenings alla nuova base della SugarFactory. Senza dimenticare la scena underground che ha animato luoghi come SkateCafe, Garage Noord e Lofi, fondamentali per il tessuto vitale dell’evento. Anche la parte conference ha compiuto un salto di qualità, con il nuovo venue Pro al Rosewood e il trasferimento di ADE Lab alla Westergas, creando opportunità di networking senza precedenti per i professionisti e un’esperienza completamente immersiva per le nuove generazioni di produttori e dj.
Sul palco si sono alternati nomi di alto profilo come Skepta, KI/KI, Eris Drew e ANNA, affiancati da colossi come Google DeepMind ed Epic Games, a testimonianza di un dialogo ormai imprescindibile tra musica, tecnologia e business. Questo approccio olistico è ciò che in trent’anni ha trasformato l’Amsterdam Dance Event nel terreno di coltura più influente per la musica elettronica, aiutando un genere di nicchia a essere riconosciuto come una forma d’arte globale e un’industria fiorente. Il 2026 non sarà solo una festa, ma la celebrazione di un ecosistema unico che continua a guidare la musica del futuro.
Ormai siamo ai massimi livelli per le occasioni di incontro e scambio, dove i confini tra talento emergente e industria consolidata si fanno sempre più labili. Questo non è più solo un festival, ma un ecosistema complesso e autoreferenziale che rischia di schiacciare l’underground da cui è nato. La vera sfida per il futuro sarà preservare quella spontaneità e diversità che l’hanno reso unico, evitando di trasformarlo in una macchina perfetta ma senza anima, dove il business finisce per soffocare la pura sperimentazione sonora.


