Caroline Pagani conquista la Targa Tenco 2025

la potenza viva dell’arte nel viaggio “Pagani per Pagani”

C’è un filo che attraversa il tempo, un filo che non si spezza. È lo stesso filo che unisce due fratelli, Herbert e Caroline Pagani e che oggi torna a vibrare con la forza della musica, della poesia e della memoria. Con “Pagani per Pagani”, intenso e raffinato doppio album dedicato a Herbert, l’attrice e cantante Caroline Pagani si aggiudica la Targa Tenco 2025 per il Miglior Album a Progetto, uno dei più prestigiosi riconoscimenti italiani nell’ambito della canzone d’autore.

Un premio che non celebra soltanto un disco, ma un atto d’amore. Un gesto artistico, umano e visionario.

Un riconoscimento che pesa: la Targa Tenco

Dal 1984 le Targhe Tenco premiano “i migliori dischi dell’anno” di canzone d’autore. A votare sono giornalisti, critici, esperti: una giuria vasta e indipendente, scelta dal Club Tenco, che quest’anno ha riconosciuto al progetto di Caroline un valore non solo musicale, ma culturale.

“Pagani per Pagani” è infatti più di un album: è un ponte generazionale, un archivio emotivo, un viaggio nella produzione italiana e francese di Herbert Pagani, artista eclettico, anticipatore dei temi più urgenti del nostro presente.

Caroline: «Ha vinto l’arte di Herbert»

Alla notizia della vittoria, Caroline Pagani ha espresso parole che rivelano la natura profonda del progetto:

«Sono particolarmente felice di questo premio dedicato alle canzoni di mio fratello Herbert. È stato un disco fortemente desiderato, a lungo coltivato e autoprodotto. Ha vinto la sua arte, la bellezza dei suoi testi, e credo anche la forza dell’interpretazione, mia e degli artisti ospiti. Un artista può scomparire prematuramente, ma la sua arte può continuare a essere viva, vibrante e palpitante».

Parole che raccontano il senso di un lavoro costruito con cura artigianale e con un desiderio semplice e potentissimo: far vivere Herbert ancora, attraverso la musica.

Un album come uno scrigno: musica, poesia, teatro, pittura

“Pagani per Pagani” mette in dialogo voci, generazioni e arti:

musica, teatro, poesia, pittura si intrecciano per restituire un ritratto completo e pulsante di Herbert Pagani, artista visionario che ha anticipato pandemie, guerre, mutamenti climatici, i rischi dell’iper-tecnologia, la necessità del riciclo.

Le sue canzoni, preghiere, dichiarazioni, poesie in musica, parlano ancora oggi con una modernità sorprendente.

L’album è impreziosito da collaborazioni artistiche di grande rilievo:

Danilo Rea, Fabio Concato, Giorgio Conte, Shel Shapiro, Alessandro Nidi, Moni Ovadia, Francesca Della Monica, Emanuele Vezzoli.

Una costellazione di interpreti che conferisce al progetto un respiro universale.

La donna dietro l’artista: il percorso straordinario di Caroline Pagani

Caroline Pagani è una figura poliedrica e luminosa.

Attrice, cantante, autrice, poliglotta, laureata in Filosofia e in Scienze e Tecniche del Teatro; formata allo Stella Adler Studio of Acting di New York; collaboratrice di grandi maestri come Peter Greenaway, Giorgio Strehler, Davide Livermore, Calixto Bieito; pluripremiata drammaturga; docente, ricercatrice, interprete capace di spaziare dal teatro alle arti visive, dalla traduzione alla regia.

Nel 2024 ha debuttato con il suo spettacolo-concerto dedicato a Herbert al Teatro Franco Parenti di Milano, ha pubblicato i singoli “Palcoscenico”, “Albergo a ore” con Danilo Rea e la reinterpretazione di “Ti ringrazio vita”. È stata protagonista all’Auditorium Parco della Musica di Roma con “Per amore dell’Amore” e al Teatro Gerolamo di Milano con “Mobbing Dick” e “Luxuriàs”.

Un percorso che racconta un’artista in dialogo continuo con le parole, le arti, le emozioni.

La tracklist: un viaggio nell’universo Pagani

Dalla struggente “Albergo a ore” con Danilo Rea alla forza di “Sai che basta l’amore”, dal racconto in musica di “Da niente a niente (Volo AZ 106)” con Fabio Concato alla poesia di “Un capretto (Dona dona)” con Moni Ovadia, fino alle tracce in prosa e poesia recuperate, tradotte, riportate alla luce:

il disco è un archivio vivente, un mosaico emotivo, una mappa dell’immaginario di Herbert Pagani.

Il valore di una vittoria

Con “Pagani per Pagani”, Caroline Pagani non si limita a reinterpretare un repertorio: lo salva, lo riporta in vita, lo restituisce al presente.

È un lavoro che custodisce un’eredità ma, allo stesso tempo, apre una strada nuova.

Il premio Tenco riconosce esattamente questo: la qualità artistica, la profondità umana, la capacità di trasformare un ricordo personale in un patrimonio collettivo.

In fondo, l’arte serve proprio a questo:

a rendere immortale ciò che abbiamo amato.

E Caroline Pagani, con questo progetto, ci è riuscita splendidamente.

Intervista a Caroline

1. Qual è stata la prima immagine, il primo ricordo di Herbert che ti ha guidata nella creazione di questo progetto?

La prima immagine, il primo ricordo che mi ha ispirata nella creazione dello spettacolo concerto e anche dell’album, è la figura di Herbert seduta di fronte a un grande tavolo da disegno, nella sua casa atelier laboratorio di Milano. E’ l’immagine di lui intento a rianimare oggetti ritrovati sulle spiagge, rifiuti della società dell’abbondanza e dello spreco, quelli che chiamava ‘oggetti della terza età’, e che lui, come un mago artigiano, riportava in vita, con precisione chirurgica e sguardo visionario, opere d’arte colorate realizzate con materiali di scarto, legni, plastiche, metalli. Diceva che questi oggetti non hanno prezzo e che quindi hanno un valore inestimabile, perché si possono amare per niente, solo “per amore dell’Amore”: titolo che ho dato allo spettacolo, che ripercorre le arti che ha attraversato: dal disegno alla pittura, alla scultura, alla scenografia, alla canzone, alla radio. Durante la scrittura del testo dello spettacolo è nato il progetto sull’album che contiene molte fra le sue più belle canzoni, della discografia italiana e francese. L’immagine che mi ha guidata nella creazione dell’album, dalla direzione musicale, agli arrangiamenti, allo studio delle canzoni, alla grafica, è Herbert durante un concerto all’Olympia a Parigi, con la sala gremita di un pubblico adorante, lui mentre canta e interpreta con la sua voce suadente le sue canzoni con videoproiezioni giganti coi disegni e i dipinti che lui stesso realizzava come scene per i suoi concerti.

2. Che cosa hai sentito dentro di te quando hai saputo di aver vinto la Targa Tenco?

Sono stata molto felice, sapevo di aver realizzato un lavoro di valore, con le qualità, musicali, vocali, testuali, tematiche, per partecipare a questo premio. Ma non mi aspettavo che vincesse. Mi ha resa felice soprattutto il fatto che gli ascolti del disco si siano impennati e che le canzoni siano state ascoltate da una vasta giuria di giornalisti e addetti ai lavori, che hanno apprezzato questo lavoro. Vuol dire che gli sforzi produttivi, esecutivi, temporali e di energie che ho investito sono stati riconosciuti.

3. In che modo questo album ha cambiato il tuo rapporto con la memoria di tuo fratello?

Non credo che lo abbia cambiato, è parte del mio onorare e celebrare la sua memoria, lui c’è sempre stato, in me, e continua ad esserci, in me e al di là di me. Quello che ha scritto Franco Battiato su Herbert in “All’essenza” esprime bene questo sentire:

 “Parlando della mancanza di padri, mi viene in mente il mio amico Herbert Pagani: grande intelligenza, una persona straordinaria. Ho molta nostalgia di lui. Quando aprii il giornale apprendendo che era morto ebbi come un colpo. Subito dopo capii che non era morto. Capii che non si muore. Fu una prova anche quella. Ma bada bene: le persone non sopravvivono nel cuore o nella memoria dei vivi. Non si tratta di quello. Lui sopravvive, sento che c’è. Non in me. C’è al di là di me”.

Herbert è stato un grande, grandissimo artista, una sorta di profeta, ed era amatissimo. Questo rimane, e portare avanti la sua memoria nel miglior modo possibile è una delle mie missioni artistiche in questa vita.

4. Qual è stata la canzone più difficile da interpretare… e quale invece ti ha abbracciata subito?

La canzone più difficile da interpretare, non tanto per una questione di tipo tecnico, anche se ha una struttura molto lirica e ha degli alti molto alti, anche per una donna, quanto invece per la sua natura, di tipo autobiografico ed emozionale, per la temperatura emotiva. Infatti nello spettacolo non la canto, rischierei di commuovermi e piangere, la interpreto come una poesia. E’ la storia della nostra famiglia, parla delle nostre ferite, della mancanza d’amore, di genitori che distruggono e uccidono i propri figli come hanno fatto Medea e Chrònos, il dio del Tempo che divora i propri figli. A una parte elegiaca, di una famiglia ideale e idilliaca, quella che tutti vorremmo, si alterna la parte della dura realtà, lacerata e straziante, superata poi dalla possibilità di sanare questi strappi con il coltivare e il costruire un amore, nuovo, sano, vero, scelto, quello scelto di “una famiglia che il tuo sangue non ti dà”, come dice nella canzone “L’Amicizia”, che sarà nel prossimo album. Le canzoni che mi hanno abbracciata subito sono “Palcoscenico”, parla delle scelte che abbiamo fatto e che condividiamo, con tutte le conseguenze che queste scelte hanno comportato. E  “Albergo a ore”, mi commuove, ma per fortuna riesco a non piangere quando la canto. Come anche “Signor Caruso”, una deliziosa e giocosa parodia dell’opera lirica. “Serenata” mi ha abbracciata, non all’istante, ma è una delle mie preferite in assoluto, per musica, parole, tema, possibilità interpretative.

5. C’è un momento in studio, un dettaglio, un silenzio, in cui hai percepito davvero la presenza di Herbert?

Sì, in scena, durante lo spettacolo concerto. In scena, sul palco, si può entrare in contatto con chi c’è e con chi non c’è più, con i vivi e con i morti, con l’anima di ha scritto quelle parole, quella musica, ed è come farlo rivivere. E dialogare con te. E’ molto bello, perché in scena non si è mai soli, c’è il pubblico, ci sono i personaggi, e ci sono gli autori che hanno creato quei personaggi, quelle storie, quella musica. Il palcoscenico è il luogo magico dell’incontro e del contatto per eccellenza.

Uno spettacolo teatrale è spesso anche una ‘costellazione familiare’, un incontro con le tue radici e un lavoro sul tuo albero genealogico, è anche un modo per vedere e riallineare aspetti che non è stato possibile sistemare in vita.

6. Cosa speri che “Pagani per Pagani” lasci a chi non conosce ancora la sua arte?

Spererei che lasci la voglia di ascoltare e riascoltare queste canzoni, di andare a riscoprire tutta la sua discografia, di leggere e ascoltare i testi, quelli che ha scritto per sé ma anche e soprattutto quelli che ha scritto per altri (per Gaber, Dalidà, Françoise Hardy, Antoine, Ennio Morricone, Edoardo Bennato, Ivan Graziani e altri) e anche il suo modo di fare radio. Nel CD fisico ci sono 5 tracce in più che non sono sulle piattaforme digitali: brani in prosa e poesia che parlano di amore filiale, della musica, di pace, uno più bello dell’altro. Herbert è stato un pioniere della radiofonia. Il complimento più bello che mi è stato fatto sul disco è sentirmi dire che non solo è un disco bello, elegante, denso e intenso, ma che più lo si ascolta e più viene voglia di ascoltarlo, ecco, spererei questo.

7. Le canzoni di Herbert parlano con sorprendente attualità del mondo di oggi: quale tema senti più vicino al tuo modo di essere artista?

Sento molto vicino il tema della mercificazione dell’artista. Herbert ne parla in “Palcoscenico” canzone e titolo di un suo bellissimo album. Nella canzone un discografico gli dice: “Lei con quel tipo di canzoni in hit parade non ci va mica… Questo è un mestiere da puttane”. E questa la sua risposta “Puttana sì, ma a modo mio”.

Nello spettacolo teatrale da me scritto diretto e interpretato, “Mobbing Dick”, parlo di questo, al femminile, è uno spettacolo-denuncia, uno squarcio, uno spaccato sugli aspetti ombra del nostro mestiere. Sento anche vicino il tema dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici, e quello della solitudine nelle grandi metropoli, solitudine resa ancora più palpabile da un rapporto subordinato alla tecnologia, al virtuale, alla mancanza di una dimensione umana nelle relazioni e di una qualità artigianale nel lavoro, soprattutto artistico.

8. Come hai vissuto il confronto e il dialogo creativo con gli ospiti che hanno partecipato al progetto?

L’ho vissuto molto bene. L’artista più signore e generoso è stato Danilo Rea, mi ha dedicato un’intera giornata, abbiamo provato la canzone in varie tonalità e velocità poi l’abbiamo registrata live, anche Giorgio Conte, è stato un gran signore, come Fabio Concato, persona squisita, di una gentilezza rara. Con Francesca Della Monica, straordinaria vocal performer e esperta di vocalità, ho studiato tutte le canzoni, abbiamo fatto anche un bellissimo lavoro di studio, vocale, spaziale e di interpretazione. A lei ho chiesto di interpretare “Cento scalini” perché ha una struttura molto lirica, perfetta per la sua vocalità estrema. Morgan voleva cantare “Lombardia” in quanto lombardo e perché questa canzone piaceva molto a Battiato, ma alla fine non siamo riusciti a ‘quagliare’. Avrei voluto Vinicio Capossela, che si era innamorato del progetto e che si sarebbe accompagnato da solo ma era appena uscito il suo ultimo album che deve andare in giro a promuovere.

9. Se potessi dedicare un pensiero a Herbert oggi, dopo questo riconoscimento, quale sarebbe?

Gli direi che mi manca, molto, che mi manca tanto il non poter condividere con lui, unica persona della famiglia che avrebbe potuto capirmi, la fatica, la sofferenza, le insidie, la solitudine che ho dovuto affrontare per poter fare l’artista, per poter fare questo mestiere, che se avessi potuto avere almeno la sua spalla su cui piangere mi sarei sentita meno sola e più forte, che sarebbe stato una straordinaria fonte di ispirazione, e che nonostante tutto lo è e continua ad esserlo. Come dimostra anche il disco che gli ho dedicato. Gli direi che c’è bisogno di artisti come lui, oggi più che mai, che avrebbe potuto essere un faro in tempi così bui.

10. Cosa ti auguri che questo viaggio artistico apra dentro di te… e dentro chi ti ascolta?

Mi auguro che apra la possibilità di fare solo ciò che amo e che mi dà gioia. Mi augurerei che ci sia la possibilità di fare molti show case e molti live, date in Italia e all’estero, nei paesi francofoni, sia dello spettacolo concerto, sia della versione solo concerto. La versione francese dello spettacolo concerto è pronta. Dentro chi mi ascolta augurerei che possa aprire il cuore e nutrire l’anima, dare serenità e gioia, curiosità, ‘più conoscere per più amare’, voglia di amare e di essere amati.