Ci sono canzoni che nascono leggere e finiscono per dire molto più di quanto promettono. Bacio piccolino è una di quelle: entra in punta di piedi, con un sorriso, e resta addosso come una rivelazione. È quindi in radio e in digitale “Bacio Piccolino”, il nuovo brano di Renato D’Amico, cantautore, produttore e polistrumentista siciliano che continua a costruire un percorso personale e riconoscibile, fatto di immagini vivide, ironia e profondità emotiva. Un brano vivace, dall’anima retrò, che fonde immediatezza pop e scrittura d’autore, muovendosi tra nostalgia e desiderio di futuro.
Bacio piccolino racconta le turbolenze di un amore giovanile, vissuto più nei sogni che nella realtà. Un amore che non salva, ma insegna. Lei, ispirata dalla filosofia di Gurdjieff, diventa inaspettatamente un punto di riferimento per la crescita interiore del protagonista, trasmettendogli una lezione essenziale: trovare la stabilità “tra uno scoglio e l’infinito”, restare ancorati alla realtà senza smettere di immaginare.

“Bacio piccolino” è nata in Sicilia due anni fa come la scintilla iniziale che ha ridefinito il mio progetto, racconta Renato D’Amico. È stata creata in un periodo in cui cercavo la mia identità personale e musicale. Il brano parla di un amore vissuto più nei sogni che nella realtà, ma grazie al quale mi sono reso conto che quella persona, nel bene e nel male, mi aveva aiutato a trovare il mio equilibrio .
Non è solo una canzone, ma un punto di svolta. Un brano che segna l’inizio di una nuova consapevolezza artistica e umana.
Il videoclip ufficiale, diretto da Manuel Cernigliaro e prodotto da Giorgia Bucci e Matteo Nacci, accompagna il pezzo con un immaginario visivo coerente, sospeso tra leggerezza e introspezione, rafforzando quel senso di memoria emotiva che attraversa tutto il progetto.
Nato a Erice (Trapani) nel 1998, Renato D’Amico porta nella sua musica il calore del Mediterraneo, mescolandolo alle sonorità italo disco e a un gusto dichiaratamente anni ’70 e ’80, riletto in chiave contemporanea. Dopo il trasferimento a Milano nel 2022, rilancia il suo progetto solista con “Siamo tutti noi!” (dicembre 2023), seguito nel 2024 da “Federico” e “Il sale nelle orecchie mi fa innervosire”, fino a “Per non farti del male”, pubblicato lo scorso ottobre.
Accanto al percorso da cantautore, Renato è anche un produttore stimato della nuova scena italiana: ha collaborato con numerosi artisti ed è stato il produttore del disco d’esordio di Emma Nolde e Il Postino, confermando una visione musicale ampia e curiosa.
La sua cifra stilistica unisce ironia, immaginario visivo e racconti generazionali, fotografando una generazione in equilibrio precario tra nostalgia e possibilità future. Bacio piccolino ne è l’emblema: una canzone che parla di crescita senza retorica, di equilibrio senza rigidità, di sogni che restano vivi anche quando diventano più consapevoli.
E mentre il brano è già in rotazione radiofonica, Renato D’Amico guarda avanti: nuove canzoni sono in lavorazione, pronte ad ampliare un universo musicale sempre più definito.

5 DOMANDE PER RENATO D’AMICO
1. Bacio piccolino nasce come una scintilla che ha ridefinito il tuo progetto: oggi, guardandoti indietro, cosa rappresenta davvero questa canzone per te?
Bacio Piccolino non è stato solo un brano, è stato uno spartiacque. Spesso cerchiamo risposte complicate, poi arriva una canzone così semplice e ti accorgi che è proprio lì che risiede la tua verità. Oggi la considero la scintilla che ha dato un senso nuovo a tutto il progetto. Mi ha costretto a guardarmi dentro e ha cambiato il modo di percepire la mia musica, mi ha dato il coraggio di essere essenziale.
2. Nel brano parli di equilibrio “tra uno scoglio e l’infinito”: quanto è difficile, per la tua generazione, trovare questo punto di stabilità?
Credo che molti ragazzi della mia generazione vivano un conflitto quotidiano con se stessi per trovare un equilibrio. La scarsa certezza del futuro e la difficoltà nel realizzarsi, o nel concretizzare le proprie idee e i propri obiettivi, hanno creato una sorta di crisi generazionale che, ovviamente, non colpisce tutti allo stesso modo. Nel brano parlo di equilibrio tra uno scoglio e l’infinito: lo scoglio rappresenta le nostre radici, il luogo in cui la nostra personalità si è formata nel passato; l’infinito, invece, sono i nostri sogni e gli obiettivi futuri. L’equilibrio, credo, stia nel mezzo.
3. La tua musica mescola nostalgia, ironia e sonorità retrò: è un modo per guardare al passato o per immaginare il futuro?
Cerco di usare i colori del passato per immaginare un mio suono futuro.
4. Essere anche produttore influisce sul modo in cui scrivi e vivi le tue canzoni come artista solista?
Quando produco per gli altri è come indossare vestiti non miei: devo stare molto attento a rispettare ciò che l’artista vuole comunicare e il suo stile. Lavorare sui propri pezzi, invece, è un viaggio dentro se stessi. È scavare per capire chi sei davvero musicalmente e nei testi, cercando di trovare quella cosa speciale che ti rende unico, se c’è.
5. Dopo Bacio piccolino, che direzione sta prendendo la nuova musica a cui stai lavorando: più istintiva o ancora più consapevole?
L’istinto vince sempre su tutto perché se ti fermi a pensare troppo a come piazzare una nota, quella nota smette di vibrare e diventa un calcolo matematico. E io con la matematica, non sono mai andato d’accordo.


