Giuseppina Torre, il suono che scorre quando l’acqua diventa musica

Il 26 giugno, alle ore 18.00, la pianista e compositrice siciliana Giuseppina Torre tornerà a Milano per uno di quegli appuntamenti destinati a lasciare un segno silenzioso ma profondo. Sarà tra gli ospiti della 27ª edizione di La Milanesiana, la rassegna ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, e si esibirà nella suggestiva Centrale dell’Acqua MM, luogo dove memoria, architettura e respiro urbano sembrano incontrarsi naturalmente.

L’appuntamento, intitolato “L’Acqua, la vita, la storia”, vedrà la partecipazione di Alberto Beretta, Fabio Genovesi, Gianni Biondillo e Mario Andreose. A precedere e accompagnare idealmente le loro riflessioni sarà proprio la musica di Giuseppina Torre, affidata a un breve intervento al pianoforte costruito come un unico flusso continuo, senza interruzioni.

Non sarà soltanto un’esecuzione musicale. Sarà un viaggio dentro il movimento delle cose. Un dialogo con l’acqua, elemento vivo che scorre, muta forma, attraversa il tempo senza mai perdere la propria essenza. Le composizioni originali proposte dall’artista nasceranno una dall’altra, in una trama sonora ininterrotta capace di evocare il principio del Panta rei: tutto scorre, tutto si trasforma.

Nelle parole di Giuseppina Torre c’è già il cuore di questo concerto: la musica come esperienza viva, come attraversamento emotivo, come abbandono consapevole al cambiamento. Ogni nota diventerà passaggio, respiro, memoria che si rinnova. In un luogo simbolico come la Centrale dell’Acqua, il pianoforte non racconterà soltanto un paesaggio sonoro, ma una condizione umana: quella di chi continua a trasformarsi, di chi cade, si rialza e scopre nel movimento una nuova possibilità di esistere.

Ed è forse proprio qui che il percorso artistico di Giuseppina Torre acquista la sua intensità più autentica. Dietro il riconoscimento internazionale, i premi conquistati negli Stati Uniti e i concerti in Italia e nel mondo, c’è una storia personale di coraggio e rinascita. Nel libro Un PIANO per RINASCERE. La mia storia dal vivo, scritto con la giornalista Barbara Visentin, l’artista racconta una ferita profonda segnata da violenza psicologica e fisica, e il cammino che attraverso la musica l’ha condotta verso la libertà.

Da anni il suo impegno contro la violenza sulle donne attraversa anche la sua produzione artistica. La musica, per lei, diventa testimonianza, coscienza, presa di posizione. Non semplice bellezza, ma forza capace di dare voce a ciò che troppo spesso rimane nascosto.

Questa sensibilità attraversa anche The Choice, il suo terzo album pubblicato con la supervisione artistica di Roberto Cacciapaglia. Dieci brani inediti che aprono un viaggio interiore fatto di vulnerabilità, autenticità e desiderio di liberarsi dalle maschere. È un lavoro che invita ad accogliere la fragilità non come limite, ma come spazio di verità.

Da Vittoria, in provincia di Ragusa, fino ai palcoscenici internazionali, Giuseppina Torre ha costruito negli anni una traiettoria artistica intensa e riconoscibile. Ha suonato anche per Papa Francesco, ha aperto il concerto de Il Volo all’Arena di Verona ed è stata protagonista di importanti rassegne come Piano City Milano. Nel 2021 le è stata conferita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il concerto del 26 giugno si annuncia così come qualcosa di più di un semplice appuntamento musicale. Sarà un’esperienza irripetibile, un fluire di note e significati dentro uno spazio che custodisce il valore simbolico dell’acqua. Un invito ad ascoltare il cambiamento, ad attraversarlo, a riconoscere nel movimento la forma più profonda della vita.

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria tramite Eventbrite.

Cinque domande per Giuseppina Torre

1. In che modo il tema dell’acqua ha influenzato la costruzione emotiva e musicale di questo concerto?

Il tema dell’acqua ha influenzato profondamente l’idea stessa del concerto. Ho immaginato la musica come un movimento continuo, proprio come l’acqua: qualcosa che scorre, cambia forma, attraversa stati diversi senza mai perdere la propria essenza. Ogni brano rappresenta quasi una corrente emotiva differente, momenti più intimi e sospesi si alternano ad altri più impetuosi e intensi. Anche il luogo, la Centrale dell’Acqua di Milano, ha contribuito a rendere tutto ancora più evocativo. Ho voluto costruire un percorso sonoro che desse la sensazione di essere immersi in un viaggio interiore, dove il fluire delle emozioni diventasse il vero filo conduttore della serata.

2. Ha parlato di un flusso sonoro senza interruzioni: cosa desidera che il pubblico porti con sé da questa esperienza?

Desidero che il pubblico viva questo concerto come un’esperienza da attraversare, più che da osservare. Per questo ho scelto un flusso musicale senza interruzioni, senza pause nette, quasi come un unico respiro. Viviamo in un tempo frammentato, fatto di continue distrazioni, mentre io volevo creare uno spazio in cui lasciarsi andare completamente all’ascolto e alle emozioni. Mi piacerebbe che le persone uscissero con una sensazione di leggerezza, ma anche con qualcosa che continui a risuonare dentro di loro nei giorni successivi. Se anche solo una persona dovesse sentirsi meno sola grazie alla musica, allora il concerto avrà davvero avuto senso.

3. Quanto la sua storia personale di rinascita continua oggi ad abitare la sua musica?

La mia storia personale continua inevitabilmente ad abitare la mia musica, anche quando non viene raccontata in modo esplicito. Credo che ogni esperienza vissuta lasci una traccia nel nostro modo di creare, di ascoltare il silenzio, di dare voce alle emozioni. La rinascita, per me, non è qualcosa che appartiene solo al passato: è un processo continuo, quotidiano. Oggi forse la vivo con una consapevolezza diversa, meno legata al dolore e più alla trasformazione. La musica è diventata il luogo in cui riesco a dare forma anche a ciò che non riesco a spiegare con le parole.

4. In The Choice, vulnerabilità e autenticità sono centrali: quanto è difficile trasformare emozioni intime in composizione?

Trasformare emozioni intime in musica è un atto molto delicato, perché significa esporsi senza filtri. In The Choice ho cercato di essere autentica fino in fondo, senza preoccuparmi di “proteggermi” dietro la tecnica o la forma. Non è sempre facile, perché quando componi partendo da parti profonde di te stessa, inevitabilmente ti senti vulnerabile. Però credo che proprio lì nasca la connessione più vera con chi ascolta. La musica ha questa capacità straordinaria: riesce a dire cose che spesso non abbiamo il coraggio di raccontare apertamente. E forse è proprio nella fragilità che possiamo riconoscerci gli uni negli altri.

5. Tornare a La Milanesiana che significato ha oggi per lei, sia come artista sia come donna? 

Tornare a La Milanesiana ha per me un significato molto speciale. È un luogo culturale in cui arte, musica, letteratura e pensiero dialogano continuamente, e sentirmi parte di questo contesto è sempre un grande onore. Come artista, significa poter condividere la mia musica all’interno di una rassegna che ha una forte identità e una grande sensibilità culturale. Come donna, invece, sento ancora più forte il valore del percorso fatto fino a oggi. Ogni volta che salgo sul palco porto con me non solo la musicista che sono diventata, ma anche tutte le fragilità, le battaglie e le rinascite che mi hanno costruita nel tempo. E credo che oggi la mia presenza lì abbia un significato ancora più consapevole e profondo.