Campari tinge di rosso gli archivi di Milano

Dal 14 al 16 maggio 2026, la Cittadella degli Archivi del Comune di Milano si trasforma in un palcoscenico culturale inatteso. Campari porta in scena la seconda edizione di “The Red View – Beyond The Surface”, un progetto che non è una semplice operazione di marketing ma un tentativo, riuscito almeno nelle intenzioni, di restituire qualcosa a una città con cui il marchio convive da oltre 160 anni. L’idea di fondo è seducente: guardare oltre ciò che è visibile, scavare sotto la superficie di Milano per trovarne le storie meno raccontate.

La scelta della location non è casuale né decorativa. La Cittadella degli Archivi custodisce la memoria burocratica e collettiva del Comune: un luogo di conservazione che Campari trasforma, almeno per qualche giorno, in uno spazio di espressione contemporanea. C’è qualcosa di efficace in questo cortocircuito tra archivio e aperitivo, tra documento e racconto, che funziona meglio di molte installazioni pensate apposta per fare rumore.

Il cuore dell’iniziativa è un palinsesto di podcast live realizzati con Chora Media e Will Media. Il 14 maggio va in scena “Supernova” con Matilde Gioli, il 15 tocca a “Gangster” con Piero Colaprico e Ilaria Ferraresi che esplorano la Milano della mala e delle sue trasformazioni, mentre il 16 chiude “Città” con Pierluca Mariti, Antonio Giorgino e Paolo Bovio in un confronto generazionale sulla metropoli di oggi. Tre appuntamenti aperti al pubblico, in Sala Ansperto, con registrazione obbligatoria.

A fare da contraltare narrativo c’è la mostra curata dalla Galleria Campari, intitolata “Milano. Campari. Geografia e memoria dell’aperitivo”. Il percorso espositivo attraversa più di un secolo di storia condivisa attraverso bozzetti, manifesti e fotografie d’epoca firmati da Hohenstein, Cappiello, Dudovich, Depero e Munari. Non è la storia di un brand, come tiene a precisare lo stesso brand, ma la mappa di una presenza urbana. E il manifesto che Bruno Munari disegnò nel 1964 per celebrare l’apertura della linea rossa della metropolitana dice tutto, senza bisogno di didascalie.

L’evento lascia anche un segno fisico permanente: un murales site-specific firmato da Gio Pastori, pensato per dialogare con l’architettura della Cittadella. Un intervento che nasce dal concept “Red Is My Color” e che cerca di non essere solo decorazione, anche se la linea tra street art istituzionalizzata e comunicazione è sempre più sottile.

Il legame tra Campari e Milano è reale e documentato: Gaspare Campari aprì il suo locale in Galleria Vittorio Emanuele II, il figlio Davide nacque lì e il Camparino in Galleria esiste ancora oggi come punto di riferimento per la mixology contemporanea. Raccontare questa storia in un archivio comunale ha una logica che regge.