Il Consiglio di Amministrazione di Davide Campari-Milano N.V. ha approvato i dati di vendita relativi al primo trimestre 2026, chiuso al 31 marzo: un quadro che racconta una crescita reale ma parzialmente oscurata dagli effetti valutari e da alcune cessioni strategiche.
Sul piano organico, il Gruppo segna un +2,9%, in linea con le attese e sufficiente a confermare la guidance per l’intero anno. Ma guardando il dato complessivo, le vendite scendono a 643 milioni di euro, con un calo del -3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. La differenza la fanno soprattutto i cambi, con il dollaro statunitense e quello giamaicano che da soli pesano per un -4,1%, e l’effetto perimetro del -2,2% dovuto alla cessione di Cinzano.
A tenere il punto è soprattutto l’Europa, che vale il 43% delle vendite del Gruppo e cresce organicamente dell’1,9%. Il traino arriva dal Regno Unito, mentre Italia e Germania confermano segnali positivi. La Francia soffre per una base di confronto elevata su Campari, ma Aperol regge bene: il marchio simbolo dello spritz continua a espandersi anche in nuovi formati e in nuovi mercati. Da segnalare anche la progressione di Espolòn, Crodino e Courvoisier nel vecchio continente.
Il Nord America, che pesa per il 38% sul totale, cresce organicamente del 2,2%, ma solo grazie alla spinta di Aperol e alla variante Blanco di Espolòn. Gli Stati Uniti scontano invece un’ottimizzazione delle scorte sui brand non prioritari, una diversa tempistica nella disponibilità di Wild Turkey e la debolezza strutturale della categoria cognac, che frena Courvoisier. In Giamaica la situazione si normalizza dopo l’uragano di fine ottobre 2025, con Wray & Nephew Overproof a fare da locomotiva.
La vera sorpresa del trimestre arriva dai Mercati in via di sviluppo, che segnano un +12,7% organico. Brasile e Argentina guidano la carica: Aperol nel primo caso, SKYY Cosmic nel secondo. Il lancio di una nuova business unit dedicata a questi paesi sembra già portare i primi frutti, con Aperol in crescita in venti mercati emergenti.
Unica nota stonata viene da Asia Pacifico e Global Travel Retail, in calo del -1,6%. Il canale travel retail crolla del -13,5% per via delle tensioni geopolitiche, mentre l’APAC vera e propria crescere dell’1,9%, con l’Australia in forma grazie ad Aperol e a Espolòn, sia in bottiglia sia nel formato RTD.
Sul fronte prospettico, il management mantiene tono cauto ma fiducioso. La crescita organica attesa per il 2026 si conferma attorno al 3%, in linea con il 2025. Il margine EBIT rettificato dovrebbe crescere in termini organici, pur risentendo dei dazi statunitensi stimati in circa 30 milioni di euro annui. Per compensare, il Gruppo punta su un programma di contenimento dei costi da 70 punti base nel 2026 e 200 punti base entro fine 2027. La strategia rimane quella della concentrazione su meno iniziative ma più incisive, con investimenti pubblicitari anticipati nella prima metà dell’anno.


