Dall’11 al 14 maggio 2026, Rho Fiera Milano ospita TUTTOFOOD, la manifestazione che in sole due edizioni si è trasformata da salone commerciale a piattaforma globale dove il cibo smette di essere merce e diventa manifesto politico, culturale e valoriale. Centomila visitatori professionali attesi da ottanta Paesi, cinquemila espositori, quattromila top buyer: numeri che crescono a doppia cifra rispetto all’edizione precedente e che segnalano qualcosa di più di una semplice ripresa fieristica. TUTTOFOOD 2026 è la prima grande occasione pubblica in cui il sistema agroalimentare italiano — insieme alle sue istituzioni, alle organizzazioni europee e alla comunità internazionale del food — prova a rispondere in modo organico alle crisi che incrociano il piatto di tutti: quella climatica, quella geopolitica, quella sanitaria e quella, forse più silenziosa ma non meno grave, della fiducia perduta tra chi produce e chi consuma.
A dare il tono dell’edizione è il Food Manifesto, presentato ufficialmente al Ministero dell’Agricoltura lo scorso 17 marzo e pensato come una carta dei valori del cibo del futuro. Non un documento celebrativo dell’eccellenza italiana, ma una piattaforma operativa strutturata intorno a cinque pilastri — inclusività, sostenibilità e rigenerazione, sicurezza e trasparenza, origine e patrimoni viventi, salute e benessere — da condividere e sottoscrivere con i protagonisti internazionali del food & beverage. L’impianto teorico è chiaro: non si tratta di “aggiungere” sostenibilità al modello esistente, ma di ripensare alla radice la grammatica con cui il sistema alimentare produce, distribuisce e racconta se stesso. Il cibo come diritto e non come privilegio, le filiere come patti di corresponsabilità, la tracciabilità non come adempimento burocratico ma come forma di democrazia alimentare. Parole grandi, certo, ma supportate da un apparato istituzionale e industriale che in questa edizione risulta insolitamente compatto.
Nella prima giornata, mentre si inaugurerà la fiera alla presenza del Ministro Lollobrigida e dei presidenti di Fiera Milano e Fiere di Parma, il pomeriggio sarà dominato dal Forum Internazionale della Cucina Italiana, realizzato in collaborazione con il MASAF e costruito attorno all’idea che la cucina italiana, riconosciuta patrimonio immateriale UNESCO, non sia solo uno strumento di soft power commerciale ma un modello di sviluppo replicabile su scala globale. Non nostalgia, insomma, ma laboratorio: la Dieta Mediterranea come infrastruttura di orientamento per un sistema alimentare europeo che fatica a trovare una direzione coerente tra le spinte del mercato e le pressioni normative. L’AD di Fiere di Parma Antonio Cellie sarà il primo a presentare ufficialmente il Food Manifesto a espositori e visitatori, invitando la community mondiale del food a sottoscriverlo come impegno concreto per i prossimi anni.
Sempre nella prima giornata, si terrà anche la presentazione ufficiale di AOP Unione Quarta Gamma, la neonata associazione che riunisce nove tra le principali imprese italiane della produzione di insalate in busta e prodotti di quarta gamma. L’iniziativa nasce da una contraddizione evidente: l’Italia è il primo Paese al mondo per consumo pro capite di insalate in busta ed è leader europeo nella produzione, eppure tra il 2021 e il 2025 i prezzi dell’ortofrutta al consumo sono cresciuti del diciotto percento mentre la quarta gamma si è fermata a un misero più quattro e mezzo. Un settore che vale miliardi e che si è bloccato in un loop competitivo fatto di prezzi schiacciati, margini erosi e assenza di governance di filiera. L’aggregazione strutturata, promossa da Filiera Italia, è la risposta: qualità, efficienza e comunicazione come nuovi paradigmi per uscire dalla stagnazione. A corredo della presentazione, i dati di una ricerca condotta su nove Paesi europei con settemila interviste a clienti di duecentocinquanta catene retail, che conferma un dato tanto semplice quanto strategico: frutta e verdura, soprattutto nella declinazione convenience, sono il principale criterio di scelta del negozio dove fare la spesa in tutta Europa.
Il programma dei quattro giorni è, per usare un eufemismo, denso. Oltre duecento convegni ufficiali, sei cerimonie di premiazione, aree speciali che spaziano dall’International Startup Area — realizzata con Sesamers Francia — all’ESG Virtual Shop by T-OOL, spin-off dell’Università di Parma, che attraverso sistemi di face monitoring ed eye tracking traccia il gradimento dei consumatori verso prodotti ispirati alla responsabilità socio-ambientale. Esordisce la sezione AREPO Vision, dedicata alle indicazioni geografiche europee, con una novità assoluta nel panorama fieristico mondiale: la presenza organizzata delle IG a livello internazionale. Debutta anche TUTTO Bio, sezione dedicata al biologico internazionale costruita in collaborazione con NatExpo Francia, e si rinnova l’area TUTTO Fruit & Veg, con un focus specifico sulle traiettorie evolutive dei prodotti ortofrutticoli freschi e processati.
Tra i convegni di maggiore interesse per chi segue le dinamiche del largo consumo, spiccano quelli sul retail media economy — la trasformazione della grande distribuzione in piattaforma pubblicitaria e di dati — e quelli dedicati al confronto tra Europa e America Latina, territorio sempre più strategico per l’export italiano anche alla luce del recente accordo con il Mercosur. Sul fronte delle tendenze di prodotto, le oltre millecinquecento novità presentate in fiera raccontano quattro grandi traiettorie: la premiumizzazione della tradizione, con prodotti classici reinterpretati in chiave gourmet; il global street food, trainato dai formati asiatici e soprattutto coreani; il plant-based che smette di essere nicchia e diventa dimensione trasversale dell’offerta; gli alimenti funzionali e wellness, dove il confine tra cibo, integratore e esperienza premium si assottiglia fino a sparire. Il consumatore che emerge da queste tendenze non cerca prodotti ma combinazioni di significato: vuole che il cibo racconti una storia coerente con i valori che ritiene fondamentali, dall’etica ambientale alla salute come stile di vita, dall’identità culturale alla praticità quotidiana.
A chiudere il quadro, il mondo del beverage nel fuoricasa con Mixology Experience al padiglione 6: quattro giorni di approfondimenti sul beverage pairing inteso come strumento culturale e commerciale, capace di connettere la forza del sistema agroalimentare italiano con i mercati globali attraverso una domanda apparentemente banale — cosa mangio mentre bevo — che nasconde in realtà una sfida gastronomica, economica e identitaria. TUTTOFOOD 2026, in sintesi, non è una fiera. È un tentativo di rispondere alla crisi del racconto del cibo con qualcosa di più ambizioso: un’agenda comune.


